Giovedì 14 maggio 20206, Festa dell'Ascensionepastore Emanuele Fiume, Giovanni 17,24-26Dice il Signore Gesù Cristo: “Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro.”
SermoneDice il Signore Gesù Cristo: “Nessuno è salito in cielo se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo che è nel cielo” (Giovanni 3,13). Il Vangelo di Giovanni non si conclude con l’Ascensione di Cristo perché l’Ascensione permea tutto il Vangelo: il Figlio dell’uomo, il Messia è disceso dai cieli, è il Figlio eterno di Dio, la Parola che era dal principio con Dio che si fa carne, si fa piena umanità, si rivela nella Storia dell’umanità per essere unito a coloro che credono in lui e per rivelare nella Storia la loro unione indissolubile col Padre che è in cielo. Questo Vangelo, così particolare, rivela il Cristo disceso dai cieli, dall’eternità di Dio, su questa terra, ma non smette mai di guardare ai cieli, alla presenza eterna e irriducibile di Dio che ha accolto, accoglie e accoglierà quelli che il Padre ha affidato al Figlio. Questo è il punto di vista del Vangelo di Giovanni, che addirittura chiama “innalzamento” la crocifissione. Il Signore Gesù Cristo vuole che coloro che il Padre gli ha dato, siano sempre con lui. In terra non lo vediamo ma lo ascoltiamo, lo preghiamo, lo invochiamo, nel cielo che non è il soffitto blu del mondo, ma è la dimensione eterna di Dio, ci ha portati e ci porta con sé. È accanto al Padre e accanto a noi. Tutto questo capitolo contiene la grande preghiera di intercessione di Gesù per i suoi discepoli, per noi. Se domenica scorsa abbiamo predicato sulla preghiera che il Signore ci ha insegnato e ordinato (“voi dunque pregate così…”), questa invece è la preghiera sua e solo sua per noi. È per noi, ma non possiamo farla nostra, perché noi siamo ancora nel mondo, mentre Gesù non è più nel mondo, e va al Padre (Giovanni 17,11). E il mondo, cioè noi, non possiamo che contraddirla: Gesù chiede l’unità di tutti i suoi discepoli in lui e noi nel mondo viviamo divisi tra cristiani. Nella realtà del regno di Dio siamo già uniti, ma non sappiamo ancora come. Il mondo in cui siamo non conosce, perché la gloria di Cristo in questo mondo è presente, ma contestabile e contestata. Il Padre ama il Figlio fin dalla fondazione del mondo, ma non siamo in grado di comprendere questo amore così altro dal nostro amore migliore, dal nostro amore di genitori che ci rende terrorizzati al solo pensiero che possa capitare qualcosa di brutto ai nostri figli, mentre l’amore del Padre eterno per il Figlio eterno lo manda a rivelare la sua gloria nella morte riservata ai ribelli. Il dolore e la morte non gli sono risparmiati da questo amore, ma… questo amore richiama il figlio morto alla vita e lo esalta come unico trionfatore sulla morte. Tutto questo il nostro amore di genitori non è in grado di fare. Il mondo non ha conosciuto il Padre, ma il Figlio l’ha conosciuto e noi abbiamo conosciuto che il Padre ha mandato il Figlio. La mediazione. Noi non possiamo conoscere Dio se non nella misura in cui ci è stato rivelato da Gesù. Perché la conoscenza è potere, è possesso. Il mondo chiede a Dio il perché delle tragedie del mondo; Gesù guarisce il cieco e dice ai religiosi del mondo che sono loro i veri ciechi. Il mondo è convinto di conoscere una luce per cercare benessere e felicità e il Signore dice: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. Il mondo a parole non vuole la morte, ma la procura in mille modi; il Signore è stato risvegliato dai morti e vive in eterno. Il Mediatore ha adattato la conoscenza delle opere di Dio al nostro livello e ancora non basterebbe senza la sua azione divina, senza il suo Spirito santo che ci fa credere in modo personale ed efficace. E questa mediazione non è una funzione di Cristo, ma è la sua stessa persona, il suo essere veramente Dio e veramente essere umano senza divisioni, inseparabilmente, senza confusione e senza cambiamento. Noi e Dio siamo già uniti, nel cielo, nella persona del Signore Gesù Cristo. La realtà rivelata in terra, a misura della nostra comprensione e accolta per opera dello Spirito, perché nessuno di noi ha creato, partorito o deciso la sua fede in Cristo, questa realtà in cielo è già l’unica realtà. Dice il Signore: “Io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro.”. La mediazione di Cristo non termina con la sua Ascensione al cielo, cioè con il passaggio del suo corpo fisico nella dimensione eterna del Padre. La mediazione continua sia rivolta a noi, in quanto Cristo, unico capo della chiesa, la guida alla salvezza, sia rivolta a Dio, facendo sì che la nostra realtà celeste, la nostra unione indissolubile con lui, ci sia continuamente rivelata, donata su questa terra mediante segni efficaci. La parola di Dio, l’ascolto e la fede, il Battesimo, la Cena, la fede, la speranza, l’amore, il pentimento e la rigenerazione, la santità, la consolazione, la preghiera, l’aiuto fraterno… abbiamo bisogno di viverli costantemente, abbiamo bisogno di crescere. Non sono come il nuoto, il ballo e la bicicletta, che una volta imparati non si dimenticano più. E tutto questo perché il Padre ci ami come ama il suo Figlio eterno e non ci guardi se non attraverso suo Figlio eterno. L’amore che il Padre ha per Gesù Cristo sia in noi, e Gesù Cristo sia in noi. Fatto! Perché questa è l’Ascensione. Non è la nostra percezione, o la nostra convinzione, o la nostra opinione. È l’Ascensione, è lo spostamento del Cristo risorto con il suo corpo nella dimensione eterna di Dio Padre. La sua umanità risorta dalla morte, vittoriosa sulla morte, La vittoria di Dio sulla morte assegnata all’umanità di Cristo, quindi all’umanità, quindi alla nostra umanità, e sigillata nella dimensione dell’eternità. Spiego meglio: quanto nel mondo siamo fragili e mortali, quanto nell’eternità la nostra carne umana di Cristo ha vinto la morte per sempre; quanto nel mondo Gesù ci manca, tanto nell’eternità siamo uniti a lui; tanto nel mondo c’è fame e sete di giustizia e di salvezza, quanto nell’eternità siamo cibati e dissetati del corpo e del sangue di Cristo in vita eterna, come ci testimonia e ci attesta la sua Cena. Se il mondo antico, diviso in sfere concentriche e privo di mezzi per il volo ad alta quota, ha descritto e interpretato l’Ascensione come salita in alto, al cielo, oggi possiamo cercare di comprenderla come un passo di lato, come il passaggio alla realtà eterna non raggiungibile con le nostre forze, non percepibile con i nostri sensi, non indagabile con la nostra scienza, ma vicina a noi, prossima a noi. Lì è andato il Signore Gesù Cristo non solo come Figlio di Dio, ma anche come essere umano. Ci manca quanto lo riconosciamo presente. È presente per mezzo dello Spirito, il Consolatore, efficace e potente non meno di lui. Ma ci manca fisicamente, non lo vediamo. Sei vicino a noi e allo stesso tempo ci manchi, Signore Gesù. Ci manca di vivere il regno di Dio che già c’è quale unica realtà, e intanto portiamo e sopportiamo imperfezione, dolore e morte. Ci siamo dentro, questa realtà del mondo, ma non è la realtà eterna. Finisce. Il tempo finisce, e il mondo sarà rinnovato per l’eternità. Nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia, e questa sarà la sola realtà, visibile come ora è questo mondo, eterna come ora è solo la realtà di Dio. Sentiamo voci e suoni di festa nella stanza vicina, siamo chiamati, invitati per nome, ma siamo ancora negli ultimi metri di in un corridoio buio. Ci avviciniamo alla porta, con i nostri vestiti migliori. Stanchi, ma pieni di speranza. E la porta del regno sta per aprirsi e il regno di Dio sta per invadere la nostra realtà. |
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