Domenica 24 maggio 2026, festa di Pentecostepastore Emanuele FiumeAtti 2,1-11Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov'essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E si stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue».
SermonePentecoste per tutti! Anche per i bambini, perché tra la folle di quelli che si stupivano e si meravigliavano vi erano anche due bimbi, arrivati a Gerusalemme da pochi giorni. Uno si chiamava Matteo, era nato e viveva ad Alessandria, in Egitto, una città ricca e piena di cultura, popolata per quasi della metà da ebrei. Suo padre era un commerciante di vini e conosceva molto bene la Bibbia. In greco però, non in ebraico. Soltanto il suo vecchio nonno si ricordava un po’ della lingua della terra d’Israele. Ora in casa si parlava in greco, la lingua più bella e più nobile che l’antichità avesse conosciuto. L’altro bimbo si chiamava Filippo. Non era ebreo come Matteo, ma veniva dalla Nubia ed era scuro di carnagione. Da tempo la sua famiglia aveva una grande simpatia per la religione degli ebrei, così coinvolgente in tutti gli aspetti della vita: la lettura della Bibbia, la preghiera, il canto e soprattutto le feste così ricche di passione e di significato. Matteo e Filippo erano grandi amici, erano proprio inseparabili. “Matteo, andiamo a Gerusalemme per la festa di Pentecoste!” disse un giorno il padre, mentre i due bimbi giocavano assieme nel cortile. Matteo balzò in piedi per la gioia: finalmente avrebbe visto la città santa, la città dove il Signore accetta i sacrifici del suo popolo. Saltò al collo del suo papà e poi si voltò verso Filippo. “Papà, perché non portiamo anche Filippo?” Il papà si fece serio, corrugò la fronte e rimase un attimo in silenzio. Matteo sapeva che quando il papà faceva così, voleva dire che stava cercando nei suoi pensieri un passo della Bibbia. “Nel libro delle Parole, che noi in greco chiamiamo Deuteronomio, è scritto: Ti rallegrerai in presenza del Signore, tuo Dio, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva, il Levita che sarà nelle vostre città, lo straniero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome” (Deuteronomio 16,11). Certo, la Pentecoste è la festa in cui tutti, proprio tutti, sono invitati, allora anche Filippo poteva venire con loro a festeggiarla a Gerusalemme. Dopo un lungo viaggio, la città santa apparve all’orizzonte. Com’era bella! Bianca come la neve, in cima a un monte. Ma appena entrati, notarono che l’aria era molto tesa. La gente, vestita di bianco, brulicava nelle strette viuzze, mentre nei punti più importanti i mantelli rossi dei soldati romani si stagliavano come una traccia di sangue sulla neve. Neppure Alessandria, neppure Roma stessa erano così ben sorvegliate. Trovarono un albergo e il papà di Matteo parlò con l’albergatore e venne a sapere che era stato un tempo di tumulti. Il governatore Ponzio Pilato aveva condannato a morte tre dissidenti meno di due mesi prima: due terroristi e uno, Gesù di Nazareth, che chiamavano il Messia, il re, e che aveva un grande seguito tra il popolo. Ma dopo due giorni il suo corpo era sparito dalla tomba, e alcuni dicevano che Dio l’aveva resuscitato. La guarnigione romana stava in guardia, perché il governatore temeva tumulti in occasione della festa. Arrivati nell’ampio cortile del tempio, trovarono una grande folla che premeva per entrare e portare ai sacerdoti gli animali da offrire in sacrificio. Il papà di Matteo andò prima di tutto a cambiare le sue monete, perché le monete correnti, che coniate con l’immagine dell’imperatore, non erano accettate come elemosina nel tempio e bisognava cambiarle in monete ebraiche, senza immagini vietate dalla Bibbia. Il papà di Matteo disse ai duo bimbi: “Restate in quest’angolo del cortile, tenetevi per mano e non muovetevi fino al mio ritorno”. Andando al banco, il papà di Mattero era tormentato da un pensiero. Filippo non è ebreo, non gli è permesso entrare nel tempio e lui non sa come dirglielo. Il papà di Matteo cambiò il denaro e tornò dai bambini, che si tenevano per mano. “Filippo – disse – io so che tu e la tua famiglia credete nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che conoscete le Scritture e frequentate la comunità, che fate il bene ed evitate il male… ma tu qui non puoi entrare. Solo i veri ebrei possono entrare”. Lentamente e tristemente, la mano bianca di Matteo di stava staccando da quella nera di Filippo. Ma in quel momento si udirono delle grida più alte del vociare della folla. Un uomo vestito dimessamente di avvicinò loro di corsa. Sembrava un pescatore. Umile, senza istruzione, ma aveva come un fuoco sulla testa… un fuoco buono, che illuminava, riscaldava, ma non consumava. Gridava: “Dio ha fatto cose grandi per tutti i popoli della terra! Gesù, il Nazareno, è risorto, è vivente, e ha pienamente pagato il prezzo dei peccati per tutti i popoli della terra!” e disse questo in perfetto greco. Filippo, Matteo, il suo papà e la sua mamma rimasero in silenzio, pieni di stupore. Accanto a loro altri ebrei, provenienti da altre parti del mondo, che erano rimasti in silenzio. Dai loro volti si vedeva che avevano ascoltato le stesse parole, ma nella loro lingua. “Hai sentito” – disse Filippo – “quell’uomo ha detto per tutti i popoli della terra, allora anche per me! Allora Dio ha fatto cose grandi anche per me!” Le mani dei due bimbi non si erano staccate. Il papà di Matteo abbracciò tutti e due e li allontanò dal cortile del tempio. I soldi del sacrificio li diede a una vedova che abitava nella stessa strada dove avevano l’albergo. Alla sera, dopo la preghiera, Matteo domandò al suo papà: “Perché non siamo entrati nel tempio?” Il papà rispose: “Vedete, il tempio è il luogo dove si fanno i sacrifici a Dio per il perdono dei peccati. Ora, questo Gesù che è risorto, ha pagato il prezzo per tutti i peccati, e con lo Spirito santo ogni cuore è diventato il tempio del Signore; tutti i popoli della terra sono davanti al Signore, e il Signore li ha benedetti tutti, come aveva promesso ad Abramo quando lo chiamò fuori dal suo paese”. Matteo domandò: “Ma allora Gerusalemme non è più importante?” Il papà rispose: “Gerusalemme è importante perché è solo qui che si possono fare i sacrifici, infatti è qui che Gesù è stato sacrificato”. Nel libro dei Salmi è scritto che il Signore è misericordioso verso tutti quelli che lo invocano… verso tutti, proprio tutti”. Il papà di Matteo proseguì: “Oggi voi avete toccato con mano, con le vostre mani unite come di fratelli, che Dio è fedele e mantiene sempre le sue promesse. Oggi tutti i popoli della terra sono stati benedetti e voi due siete uguali davanti a lui, siete tutti e due figli di Dio, e Dio vi ama allo stesso modo”. Il papà di Matteo tornò a farsi pensoso. Pensava a una parola della Scrittura. Disse ancora: “Nel libro del Levitico, parlando della Pentecoste, Dio dice: Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino ai margini il tuo campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta, lo lascerai per il povero e per lo straniero. Io sono il Signore vostro Dio… e oggi Dio ha dato il nutrimento della sua parola e del suo Spirito santo s tutti i poveri e a tutti gli stranieri. Oggi Dio ha parlato a tutti i popoli e ha detto che se prima erano divisi, ora li ha riconciliati a sé per il sacrificio di Gesù. Dio, che ha salvato il suo popolo nel Mar rosso, ora ha salvato tutti i popoli in Gesù. Ecco la Pentecoste per tutti! |
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