>

Domenica 31 mggio 2026, Domenica della Trinità

pastore Emanuele Fiume

Numeri 6,22-27

Il Signore disse ancora a Mosè: «Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: «Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!» Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io lo benedirò”.

Sermone

Ogni domenica, alla fine del culto, queste parole di benedizione vengono invocate sui credenti convocati all’ascolto della parola di Dio. Si tratta del testo biblico più antico che sia stato rinvenuto, ritrovato in due rotoli in una tomba del 600 a. C. Il frammento più antico dei testi biblici ci riporta queste parole. Da allora ad oggi, per ventisei secoli, questa antica, antichissima parola ha creato un futuro per i credenti nel Dio vivente e lo ha invocato davanti a noi e sopra di noi.

Nella benedizione la presenza di Dio è giudizio e protezione, e soprattutto guarda avanti e non indietro. Accompagna. La parola della benedizione viene data ai figli di Aronne per affidare il popolo, e dico il popolo, alla presenza e alla vigilanza di Dio.

Innanzi tutto vediamo che questa formula di benedizione è comandata da Dio. Non si tratta di uno spunto o di parole da cambiare liberamente per sfoggiare un po’ di fantasia liturgica, come quella antica benedizione irlandese che parlava del vento che accarezza i capelli… e se uno è calvo? ma si tratta dell’ordine di Dio “Voi benedirete così i figli d’Israele”, perché tutta la liturgia, parola che significa… servizio, è il servizio che rendiamo a Dio con la preghiera e con l’ascolto e il servizio che Dio rende a noi mediante la sua rivelazione. Quindi, se si chiama “liturgia”, deve piacere a Dio… altrimenti la chiami “aperitivo”. Ora, vediamo qui che il Signore vuole e ordina che i figli del suo popolo siano benedetti. Si dice che una benedizione non si nega a nessuno, ma il Dio della Bibbia non è un juke-box di benedizioni, non è lì semplicemente a benedire tutti quelli che passano. Il patriarca Giacobbe dovette lottare una notte intera con Dio per strappargli la sua benedizione, e prima aveva estorto al padre Isacco la benedizione di primogenito che poteva essere data una volta sola. La benedizione implica un rapporto privilegiato di chi la riceve con chi la dà. Dio vuole che i suoi figli, tutti i suoi figli abbiano questo privilegio e ordina che ricevano la sua benedizione. Non occorre comprarla, non occorre guadagnarsela. Dio vuole che noi siamo benedetti da lui, vuole che la sua parola di protezione e di pace sia detta a noi e per noi. Mentre tutti i re della terra (e anche molti presidenti) richiedono adulazione, richiedono ai propri sudditi di dire cose belle su di loro, il re del cielo ci dà la sua parola di benedizione, la parola di bene che lui vuole dire a noi tutti.

La benedizione ha anche l’aspetto particolare di una parola che impegna la presenza di Dio e la rivela non come presenza distruttiva, ma come presenza protettiva. Nella Bibbia Dio non è Babbo Natale. Dio scotta, Dio brucia. Quando Dio si rivela, l’essere umano trema e si deve nascondere. Non può vedere Dio e vivere, tanto che l’espressione “vedere Dio” significava “morire”, un po’ come la nostra espressione “andare al Creatore”. Comunque, nella Storia della fede Dio non lo vedi come vedi la vetrina del negozio. Non si può vedere Dio e vivere. Non lo può vedere Mosè, che nasconde la sua faccia, lo può appena scorgere Isaia, che pensa di dover morire per aver visto Dio. Isaia non muore, ma sarà mandato ad annunciare distruzione e morte. In questo modo vediamo che la presenza di Dio è tremenda che non può essere sopportata dai nostri occhi. La piccolezza della creatura non può sopportare la vista diretta del Creatore. Nella benedizione questa presenza tremenda di Dio si fa parola, si fa preghiera, si fa promessa per noi, per il nostro bene. La presenza bruciante del Creatore non ci consuma, ma ci rende più forti. L’essere stesso di Dio si impegna in questa parola di bontà, di protezione e di pace detta in nostro favore. La presenza di Dio atterrisce, ma se questa presenza è mediata dalla parola di benedizione, allora diventa una presenza che protegge e che consola. A chi riceve questa parola di benedizione, Dio si rivela come benevolo, protettore e soccorritore. Chi non sta sotto la benedizione invece è atterrito davanti alla sua tremenda potenza.

La benedizione parte dal nome stesso di Dio, che garantisce l’adempimento della promessa. Il nome di Dio è un nome santissimo, che gli Ebrei non pronunciavano per rispetto e che anche gli angeli lo onorano coprendosi il volto per rispetto. Il nome indica la persona e l’essenza. Conoscere un nome e pronunciarlo voleva dire poter esercitare un potere. Quanti maghi e santoni usano i nomi di divinità per i loro imbrogli? Eppure questo impressiona la gente e dà loro potere. Il nome di Dio non è dato per poterne fare ciò che vogliamo, ma è la prova che l’essenza stessa di Dio è impegnata nella benedizione. Non è come ricevere un dono di uno sconosciuto, ma sapere da chi arriva il dono prima di aprire il pacco, e sapere che da quella persona non potrà che venire un dono bello e gradito. Ora, gli effetti della benedizione sono pratici. I patriarchi erano benedetti e ottenevano vita lunga e molti figli. In questo sono incluse anche la salute, la prosperità economica, la libertà e la gratitudine che dobbiamo a Dio. Anche la comunione in Cristo tra di noi è un affetto della benedizione. Il nome di Dio garantisce la verità di queste parole, e ciascuno di noi, nella propria personale esperienza, sa che Dio stesso le ha portate a compimento.

Oggi la benedizione è molto richiesta, talvolta è pretesa da persone in difficoltà personale o sociale, ma non è sempre molto compresa. Abbiamo visto che nella Scrittura la benedizione guarda al futuro: la benedizione è la promessa che il nostro giudice e il nostro salvatore fa di essere davanti a noi e di donarci una vita di pace. Questo è il problema: la benedizione riguarda il nostro passato oppure sta davanti a noi? Questo tocca il problema della benedizione delle coppie dello stesso sesso, che abbiamo affrontato diversi anni fa e che ora si affaccia nella chiesa cattolica. E prima di prendere posizione, dobbiamo comprendere che cos’è la benedizione secondo la Bibbia. Allora, per alcuni la benedizione è una specie di sigillo di approvazione di Dio sul proprio passato e presente. È l’OK di Dio sulla situazione. E questo diventa una pretesa umana che ribalta la situazione, diventa una benedizione per cui deve essere Dio a scrivere “Approvato”, a dire “Amen” a me, a quello che faccio, a come vivo. È la confusione tra benedizione e giudizio (noi siamo così, Dio ci approva e ce lo fa sapere). Ma la benedizione non è solo giudizio, è anche promessa. E il giudizio della benedizione non riguarda il passato. La benedizione è un futuro proclamato nel presente. Un futuro proclamato nel presente! La vera benedizione di Dio guarda al futuro ed è una benedizione impegnativa: Dio sarà con noi come giudice e come protettore, per darci pace, prosperità, stabilità e futuro… parole dette da Dio mentre noi siamo in mezzo al deserto! Nel libro dei Numeri il popolo di Dio è nel deserto! Benedetto non quello che sei stato, ma quello che stai per diventare! Tu sei benedetto non per chi sei stato, ma per chi stai per diventare!

Abramo benedetto cambia nome: “Abraamo”! Giacobbe benedetto cambia nome: “Israele”! La benedizione non approva o disapprova la situazione presente, ma ne dona una nuova. Così Dio benedice noi, cioè “dice bene” di noi, dice a noi delle cose che nessun altro può dire, dice che la sua protezione e il suo favore continueranno a stendersi sopra di noi. E qui la Scrittura non resta chiusa in sé stessa. Questa parola ha davvero bisogno della comunità, ha bisogno di voi per essere trasmessa oltre ventisei secoli, ha bisogno di tutti voi per proclamare al mondo chi è il Padre del Signore Gesù Cristo, e che cosa dice a noi. “Parla ad Aronne e ai suoi figli e di’ loro…” E l’efficacia e l’effetto è la parte non scritta di questa parola, o meglio quella parte che non è scritta nelle pagine della Bibbia, ma è scolpita nei vostri cuori. La benedizione di Dio non resta chiusa in un libro. Agisce per voi, per la chiesa riunita per il culto. Per la nostra piccola chiesa evangelica, per ognuno di noi. E ognuno di voi vive la storia di come queste parole si sono dimostrate concrete e vere. Ognuno di voi conosce i modi in cui questa parola di benedizione ha preso corpo. Non c’è un modo solo. Per alcuni la benedizione è stata una vita felice; per altri è stata forza ricevuta nei momenti difficili, per altri ancora è stata una presenza buona che guida. Qui ognuno può farsi da sé il suo sermone perché ognuno conosce i momenti della propria vita in cui la protezione e la presenza di Dio sono stati evidenti. Ma è chiaro a tutti che Dio mantiene aperti gli effetti di questa sua parola che egli stesso continua a riempire di significati sempre nuovi. La parola di benedizione ci viene affidata per il bene del popolo. Dio sa riempirla del contenuto di cui ciascuno di noi ha bisogno, per il nostro bene. Dio saprà fare questo, saprà essere il futuro creativo di tutti noi. Dovremo insegnare ai nostri figli tutto questo, così come gli uni hanno insegnato ad altri da tanti secoli, fino a noi. Solo questa parola antica ci apre il futuro con Dio. Dobbiamo conoscerla e viverla.

In questo modo la promessa di benedizione resta sempre aperta davanti a noi, e ci accompagna nelle nostre case, si fa concreta nel nostro futuro. Dobbiamo conoscerla e viverla insieme, in relazione, perché il Padre, il Figlio e lo Spirito sono in relazione… e tu che oggi sei rimasto a casa, potendo venire, hai la presunzione e l’illusione di piacere a Dio da solitario che ha capito tutto mentre Dio stesso si rivela nella relazione trinitaria, offre una relazione con lui e ci benedice quale suo popolo, cioè come credenti in relazione gli uni con gli altri e insieme ci dà l’unico futuro che vale la pena di vivere? “Io cerco Dio da solo…” non è la ricerca del credente biblico, al massimo è la battuta di in bocca al genietto incompreso che sente il resto del mondo non alla sua altezza in un film per adolescenti. Mentre a noi popolo, piccolo popolo, ma popolo, ma uno in Cristo, queste parole, antichissime parole del migliore futuro, sono donate. In ogni oggi Dio ci incontra e ci dona la sua parola migliore anche per domani, e ci fa andare avanti con fatica e con tenacia, perché ci dona un “avanti”.

Quando queste parole saranno pronunciate alla fine di questo culto vi porterete a casa questa promessa di presenza aperta che guida al futuro di bene. Vi porterete a casa la certezza del nome di Dio sopra di voi. Solo in quel nome abbiamo giudizio, salvezza, grazia, misericordia, consolazione e protezione. Restate sotto questa benedizione e andate avanti con serenità e coraggio.