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Domenica 7 giugno 2026

pastore Emanuele Fiume

Atti 4,31-37

Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito santo, e annunciavano la parola di Dio con franchezza. La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.

Sermone

Abbiamo appena passato la festa del 2 giugno. E allora cominciamo subito con un sondaggio su monarchia o repubblica. Secondo voi la chiesa è una monarchia o una repubblica? Chi è per la chiesa repubblica? E chi per la chiesa monarchia? Ora chiedo ai repubblicani: “Che cosa aveva fatto scrivere Pilato sulla croce di Cristo?” Ah, “Re dei Giudei”, quindi “Re”. Allora se qui siamo una repubblica, vogliamo fare senza il re, senza il Signore Gesù Cristo? Allora, qui non siamo la repubblica dei re, cioè dove nessuno comanda e ognuno fa i propri comodi, non siamo nemmeno il regno dei repubblicani, perché Cristo, il nostro re, è amato e obbedito e non odiato e sopportato… Allora siamo il regno dei re. Cristo è il e dei re, Cristo ha tutto. Nessuno dice: “È mio!”, ognuno aveva tutto, proprio tutto. Quando Cristo regna, tu rinunci al controllo delle tue robette per affidarlo a lui, allora anche tu hai tutto in Cristo, anche tu sei re con lui.

“Annunciavano la parola con franchezza” e “la moltitudine, tanti, migliaia che avevano creduto, di un solo cuore e di un’anima sola… nessuno diceva: “è mio!”. Nessuno diceva “è mio!” E gli apostoli con grande potenza, testimoniavano della resurrezione del Signore Gesù… perché il Risorto, il Glorificato, con la sua morte ha pagato per la tua vita, quindi ti ha regolarmente comprato, sei legalmente suo anche se ti ribelli, anche se non lo sai, e nella sua vita nuova esercita il suo diritto di signoria su di te e su tutto quello che hai. Il Cristo, Signore nostro (“Signore” andiamo a vederlo ancora una volta sul vocabolario, perché è un sostantivo che tutti abbiamo usato con incredibile leggerezza! Il mio vecchio Zingaretti dice per prima cosa “Possessore di un dominio”), Signore nostro, dispone della tua vita e di tutte le cose. Citazioni: Catechismo di Heidelberg, domanda 1: “In che consiste la tua unica consolazione in vita e in morte? Risposta: Che io, col corpo e con l’anima, in vita e in morte, non sono più mio, ma appartengo al mio fedele salvatore Gesù Cristo…” Abraham Kuyper, pastore, professore di teologia e primo ministro dei Paesi Bassi agli inizi del Novecento: “Non c’è centimetro quadrato della nostra esistenza di cui il Signore Gesù Cristo non dica «è mio!»”.

Questo è l’unico fondamento della condivisione. Perché non è un fondamento umano, non è un buon sentimento, non è un’emulazione, non è una dimostrazione… perché poi questi fondamenti, i fondamenti umani della condivisione riguarderanno l’opera di Anania e Saffira, proprio all’inizio del prossimo capitolo (leggetelo, questa sera), poi gli esperimenti dei socialisti utopisti e infine la Cambogia di Pol-Pot, perché i tentativi umani di creare paradisi in terra producono i peggiori inferni in terra. Semplicemente, se credi e confessi e dici, come abbiamo appena detto con le parole del Credo, che Gesù Cristo è “Signore nostro”, stai anche dichiarando aver perso e di perdere la sovranità su te stesso e sulle tue cose per riconoscerla soltanto a Gesù Cristo crocifisso per pagare il tuo riscatto, risorto dai morti ed esaltato nei cieli.

La predicazione del Cristo risorto era fatta con grande potenza e grande grazia era su tutti loro. Quindi un annuncio ricco, che rivelava la ricchezza dei doni di Dio, fatta a una moltitudine che aveva creduto e che era di un solo cuore e di un’anima sola. E adesso ci troviamo la tagliola, perché in questo momento metà di noi sta pensando che quelli sì che erano tempi, o che quelli fino a qualche decina di anni fa erano tempi, in cui la gente credeva di più, si impegnava di più, veniva in chiesa di più… e l’altra metà sta pensando: questa è la chiesa che dobbiamo diventare, cui dobbiamo tendere, questo è l’ideale da raggiungere. La risposta giusta è… la terza. Che è questa: gli Atti degli Apostoli non descrivono la chiesa che eravamo o la chiesa che dobbiamo essere, gli Atti degli Apostoli sono uno specchio, descrivono la chiesa che siamo. Perché descrivono l’unica chiesa di Gesù Cristo. Una chiesa di discordi, una chiesa con due cuori e due anime, una chiesa in cui uno, due, persone e famiglie dicono: “è mio!” mentre tutti gli altri non possono dirlo, non è un altro modello di chiesa. Semplicemente non è una chiesa, come un’automobile a due ruote non è un’automobile, ma è una motocicletta. Allora, noi siamo questa chiesa, che non è mai esente dal pericolo di diventare altro, un campo di battaglia o un feudo del potere dell’uno o dell’altro, ma complessivamente noi siamo questa chiesa. Un solo cuore e un’anima sola, un efficace annuncio del Cristo risorto, nessuno che dice “è mio!” o, se lo fa viene messo a posto, perché la Riforma calvinista ha abolito il papato e l’episcopato in quanto la chiesa non poteva e non doveva tollerare al proprio interno alcuno o alcuni più monarchi degli altri, perché soltanto nella monarchia del Signore Gesù Cristo siamo una chiesa dove abbiamo tutto in comune. Nessuno ha alcuna proprietà particolare qui dentro. Una volta avevamo i banchi di famiglia, e nel 1808 il sinodo valdese li ha giustamente aboliti proprio perché non erano solo banchi, erano marcatori di una striscia di chiesa che da generazioni apparteneva a quella famiglia con il nome scritto sul banco. Aboliti, duecentodiciotto anni fa! Quindi, questa è la nostra realtà. La dobbiamo riscoprire, riprendere, valorizzare, proteggere, difendere… ma questa è la realtà della chiesa di Gesù Cristo, oggi esattamente come allora.

Tutto era in comune tra loro (…) portavano l’importo delle cose vendute e lo deponevano ai piedi degli apostoli, e poi veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. La prima cosa che ci viene in mente qui è la descrizione di una setta, quelle che ti fanno il lavaggio del cervello, quelle che ti spersonalizzano, in cui il guru possiede tutto e tutti e concede dei beni di consumo a suo piacimento. Ma abbiamo due differenze sostanziali: da noi il Capo ha dato tutto e non ha preso niente, non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti. Secondo, negli Atti degli Apostoli le elargizioni non vengono fatte a piacimento del capo o dei suoi agenti, ma secondo il bisogno. Secondo il bisogno. Qui abbiamo la spaccatura con i sacerdoti del tempio, i sadducei, che raccoglievano la decima e le offerte per il tempio, con cui non solo mantenevano il culto, ma garantivano anche un welfare. La decima era dovuta per legge (mosaica), nella chiesa apostolica invece non c’è legge, non c’è obbligo, perché l’amore è l’adempimento della legge (Romani 13,10). La decima era calcolata sui prodotti della terra, mentre la chiesa degli apostoli raccoglie molto di più, i credenti investono le loro risorse, ciò che hanno, in questo corpo di cui fanno parte – non riducendosi in miseria, perché il diritto e la consuetudine consideravano inalienabili le cose che garantivano una vita decente a se stessi e alla propria famiglia – quindi il “tutto” messo in comune ti lasciava di che vivere, non ti lasciava in mutande, ma era di più, era altro, era un altro mondo rispetto alla legge. Perché dai tutto? Perché Dio in Cristo mi ha dato più di tutto, perché sono uno in Cristo col prossimo e anche col prossimo che ha bisogno. E infine, i sadducei non credevano la resurrezione. I preti ebrei del tempio non riconoscevano nessun Messia che aveva riscattato il popolo e che potesse lui solo legittimamente affermare: “è mio!”. E così anche questi siamo noi. Raccogliamo tutto: denaro, tempo, disponibilità, professionalità, interesse, come la chiesa apostolica faceva… e io vi posso dire che il Consiglio, che amministra la chiesa locale, e la Tavola valdese, che amministra la chiesa nazionale, ci sono per intervenire per chi si trovava nel bisogno, con discrezione e con efficacia.

Tutto era in comune tra loro. Un corpo vivente in cui tutto il nutrimento viene condiviso. Questa è la chiesa cristiana, la “società” cristiana, “società” cioè l’alleanza, la compagnia in Cristo. Ed è un programma etico e politico. Perché “non c’era nessun bisognoso” e “tutto era distribuito secondo il bisogno”, fine della miseria e distribuzione non secondo una ideale uguaglianza, ma secondo il concreto bisogno. Condizioni diverse, bisogni diversi, distribuzione diversa. Alcuni hanno bisogno di essere più aiutati e più sostenuti che altri. Un’uguaglianza formale, “caffè per tutti!” che non tiene conto delle necessità dei più deboli e de più fragili, un’uguaglianza da tagli lineari, un’uguaglianza in cui il ricco paga uno e il povero paga uno non è uguaglianza secondo la chiesa del nuovo Testamento. Nell’economia della chiesa degli apostoli, le necessità dei più deboli sono la misura, non l’avarizia dei più forti.

E infine, abbiamo visto e vediamo troppe volte una privatizzazione dei doni di Cristo, con la forza o con la parvenza del diritto, col risultato che quello che dev’essere condiviso, viene privatizzato, lucchettato, rapinato. Per questo anche, gli scandali finanziari all’interno delle chiese indignano l’opinione pubblica, perché tutti ci aspettiamo che il tesoro della chiesa… cioè il Santo Vangelo di Gesù Cristo (secondo le 95 tesi di Lutero) e con questo tesoro tutto il resto, sia tutto per chi ne ha bisogno, tutto per tutti, e non derubato e privatizzato per pochi. Ma pensiamo anche a questo mondo, non solo alla chiesa. “Ora, tale è la disumanità di alcuni, da impedire ai poveri la dimora comune della terra e l’uso comune dell’acqua, dell’aria e del cielo” Gandhi? Greta Thunberg? No, Calvino! E noi vediamo il nostro mondo piegato, fragile, precario, e rivelatore di tanta sacrilega ingordigia che con la guerra e l’accaparramento delle risorse provoca ogni anno migliaia di morti.

Noi non siamo affatto esenti dal controvangelo dell’accaparramento e dell’avarizia. Ma è il Risorto che comanda. Il Signore Gesù Cristo, il più grande donatore e allo stesso tempo il dono più grande. Lui è il Signore nostro e Signore della chiesa. E la sua volontà è fatta, e ci rende liberi di donare senza perdere e di ricevere senza che ci manchi. Qui condividiamo, qui riceviamo ciascuno secondo il suo bisogno. Non abbiamo più la cassa di aiuto reciproco che c’era nei primi decenni della chiesa, ma qui, se hai un bisogno, un vero bisogno. Noi ci siamo. Noi tutti ci siamo. Così come noi tutti qui siamo tenuti a una reale condivisione, a una generosità delle parole e delle azioni, perché la chiesa non sia una somma di “Mio!”, ma un luogo bello e un luogo di vera condivisione dei doni e delle ricchezze del suo unico Signore Gesù Cristo, l’unico che qui ha il diritto di dire “È mio!”