Domenica 14 Giugno 2026D.ssa Theol. Angelita TomaselliMatteo 11, 25-30In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».
SermoneDomenica 14 Giugno 2026, Angelita Tomaselli Riposo! Chi è costui? La domanda nasce da una celebre pagina dei Promessi Sposi di Manzoni. Don Abbondio, leggendo un libro, inciampa nel nome di Carneade, che non gli dice nulla, e reagisce così: “Carneade! Chi era costui?”. Ebbene, se Gesù oggi ci dicesse: “Venite a me, e io vi darò riposo”, forse molti di noi risponderebbero allo stesso modo: “Riposo? Chi è costui?”. Ne abbiamo sentito parlare, certo. Ma lo incontriamo così raramente che sembra uno sconosciuto. Il riposo oggi è un lusso. Nessuno può permettersi di riposare. Se ti fermi… sei perduto. Tutto dipende da te. Tutto grava sulle tue spalle: i figli da crescere, il lavoro da non perdere, le bollette da pagare, i genitori di cui prendersi cura, le relazioni da tenere insieme, le aspettative tue e degli altri da soddisfare, le preoccupazioni per il futuro, la paura di non essere abbastanza, le ansie che non ti lasciano dormire la notte, le responsabilità che hai addosso. La famiglia ti chiede alte prestazioni come genitore esemplare, figlio esemplare, coniuge esemplare. Il capo a lavoro ti chiede alte prestazioni come impiegato modello, ti chiede di dimostrarti una risorsa insostituibile per un’azienda che deve presentare fatturati da capogiro. Il mondo ti chiede di “essere sempre sul pezzo”, secondo un’espressione che è entrata oggi nel linguaggio comune: devi sfoggiare prestazioni e competenze continue, sempre efficienti, sempre veloci, sempre soddisfacenti. Il mondo va veloce e tu, con la tua mente e con il tuo corpo, devi andare veloce col mondo e non c’è tempo per il riposo, non c’è tempo per mettersi in pausa, non c’è tempo per fermarsi, non c’è tempo per riposare. Il mondo ti dice e tu dici a te stesso che se ti concedi riposo non sei niente per nessuno, tu non vali a niente, tu non esisti. Tu sei ridotto ad un risultato concreto. Io sono ciò che produco e senza prodotto io non sono niente. Ad un certo punto ti rendi conto che la frenesia, l’ansia da prestazione, le preoccupazioni e le angosce non sono sostenibili per lungo tempo ed andare avanti diventa veramente difficile, soprattutto quando senti di essere da solo a dover portare sulle spalle tutti questi pesi. Ad un certo punto sei costretto a dire che hai bisogno di fermarti e di riposare e la parola “riposo”, quella vecchia sconosciuta, riaffiora nella tua mente come qualcosa di vagamente familiare. Ti chiedi: “Dove trovo riposo?”. Il Signore Gesù Cristo ha per te e per tutti noi la risposta, unica e vera: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”. Gesù non propone un pacchetto da centro benessere, completo di vasca idromassaggio in cui potersi rilassare. Gesù non propone uno dei tanti rimedi illusori che il mondo offre come fantastici anestetici che risolvono i tuoi problemi, che alleviano il peso dei tuoi affanni ed i cui effetti sono di breve durata e passeggeri. Gesù non offre cose materiali, Gesù offre sè stesso, offre un uomo con cui tu e tutti noi possiamo entrare in relazione, una relazione eterna e di fiducia, che trasforma una volta per tutte la nostra vita, e che è un puro dono di Dio per noi in Gesù Cristo. “Venite a me” è un invito, è un ordine, è una chiamata che Gesù rivolge a quei piccoli che sono destinatari privilegiati del Regno di Dio e della rivelazione di Dio in Cristo: sono i discepoli credenti, gli umili, i poveri, gli emarginati, i peccatori, gli afflitti ed oppressi. Quei piccoli siamo noi. Gesù ci ordina di andare a Lui ogni qual volta ci sentiamo schiacciati e travolti dai pesi della nostra esistenza, di seguirlo e di guardare a lui come modello per il nostro vivere. E’ Gesù e nessun altro a poterci dare autentico riposo, è Gesù e nessun altro a donare riposo a tutti coloro che non possono presentarsi davanti a Dio forti, competenti e autosufficienti ed è Gesù a donare a tutti costoro, a tutti noi, la liberazione dal dover continuamente giustificare se stessi e noi stessi davanti a Dio e agli altri. Nel mondo greco, gli antichi filosofi epicurei proponevano l’atarassia quale antidoto contro i turbamenti dell’animo umano: ovvero una sospensione di quelle passioni che affliggono l’umanità, una condizione di serenità ottenuta attraverso la liberazione dalla paura della morte e degli dei. Il riposo offerto da Gesù non coincide con la filosofica assenza di turbamento. Gesù non propone una tecnica per diventare autosufficienti. Gesù dice: “Venite a me”. Il centro non è lo sforzo dell'uomo che conquista la pace, ma la persona di Cristo che la dona. Il riposo evangelico nasce da una relazione, dall'affidamento fiducioso a Colui che porta con noi il peso della vita. Per questo il riposo di Gesù non consiste necessariamente nella scomparsa delle fatiche, delle prove o delle preoccupazioni. I discepoli continuano a sperimentare la fragilità, il dolore e la lotta. Tuttavia, ciò che prima sembrava insopportabile diventa portabile, perché non viene più affrontato nella solitudine. Il giogo rimane, ma è il giogo di Cristo; il peso rimane, ma è condiviso con Lui. Mentre l'atarassia tende all'autosufficienza del sapiente, il Vangelo conduce all'abbandono fiducioso nelle mani del Padre. Mentre l'atarassia è un ideale riservato a pochi, il riposo di Gesù è un invito universale: è offerto a tutti gli affaticati e oppressi. Non è il premio per chi è riuscito a elevarsi sopra gli altri, ma il dono che Cristo offre a chi riconosce il proprio bisogno e si lascia accogliere dal suo amore. Il riposo non è il risultato della sapienza dei forti, ma il dono che il Padre concede a coloro che si affidano a Lui con cuore semplice. Il “giogo leggero” non significa evasione dal mondo o anestesia delle passioni. Gesù non promette l'assenza di conflitti; promette una comunione con lui che trasforma il modo di portare il peso della vita. Il riposo evangelico non è il riposo di chi non porta più alcun giogo, ma di chi scopre di non portarlo da solo. Il centro non è uno stato dell'anima, ma una relazione. Il riposo evangelico è una persona, è Gesù stesso. Non si tratta di non avere più nulla da portare, ma di portare un giogo che non schiaccia perché è quello del Cristo mite e umile. “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”. Le parole di Gesù, che s’inseriscono nel crescente conflitto con le autorità religiose del tempo, riflettono il contrasto tra due modi di intendere il rapporto con Dio. C'è qui una critica all'autosufficienza religiosa: la rivelazione non è il premio di una competenza spirituale per quanti pretendono di controllare la volontà di Dio o possedere Dio. Nel giudaismo del tempo, il “giogo” era spesso un'immagine positiva. Si parlava del “giogo della Torah” o del “giogo del Regno di Dio”: assumere il giogo significava accettare l’obbedienza a Dio. La novità è il tipo di giogo che Gesù offre: “Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”. Sebbene dolce e leggero, il giogo di Gesù richiede comunque un certo impegno da parte di chi si pone al suo seguito. In queste parole, Gesù oppone l’obbedienza che schiaccia e la relazione che libera, l’interpretazione farisaica della Legge, fatta di una stretta osservanza di prescrizioni e norme, e la liberazione dall'ansia religiosa di dover continuamente dimostrare il proprio valore davanti a Dio. La relazione con Dio nasce dal dono e dalla grazia prima che dalla prestazione religiosa. Da una parte, una religione che accumula pesi; dall'altra, una fede che nasce dall'incontro con Cristo. La domanda è quale volto di Dio trasmettiamo attraverso le nostre pratiche religiose: un Dio che grava sulle spalle delle persone o un Dio che permette loro di trovare riposo. Nella società di oggi, da un lato molti soffrono per un eccesso di norme religiose e dall’altro diversi sono i “gioghi” che causano afflizione: prestazione, efficienza, perfezionismo, senso di inadeguatezza. Davanti a questi, l’invito di Gesù non suona come abolizione delle responsabilità, ma come promessa di una maniera diversa di portarle, fatta di amore, mansuetudine, umiltà, dolcezza. Quando siamo affaticati ed oppressi, la domanda decisiva non è “Dove troviamo riposo?” ma “In chi troviamo riposo?”. Il nostro riposo ha un nome e quel nome è Gesù Cristo. |
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