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Domenica 8 febbraio 2026, Sessagesima

Assemblea di Chiesa

pastore Emanuele Fiume

Atti, 4,32

La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era in comune tra di loro.».



Tutto era in comune tra di loro. La prima chiesa, la chiesa di Gerusalemme, fondata sulla predicazione degli apostoli aveva avuto per un certo tempo tutto in comune. Non siamo rinati “io” più “io” più “io”, ma siamo rinati “noi”. Poi nella comunità cristiana sono riemersi in maniera preponderante gli “io”, a partire da Anania e Saffira nel capitolo successivo, che mentono agli apostoli sulla loro generosità (dicono di aver versato un intero ricavato di vendita mentre trattengono segretamente una parte per loro) e vengono fulminati all’istante. Perché il nostro vecchio Adamo viene annegato nell’acqua del Battesimo, ma – come diceva Lutero – il vecchio Adamo ha imparato a nuotare. Si tratta dunque di ricominciare piano piano a mettere qualcosa in comune, a investire nel bene comune che è l’annuncio del Vangelo dentro e fuori la comunità, anche rendendo questo luogo veramente attrezzato e aperto a un’accoglienza dignitosa, calda e autentica. Il luogo dove ogni “io” impara a diventare “noi” in Cristo.

Il bilancio che oggi il Consiglio di Chiesa presenta all’Assemblea è il “noi”, è quello che abbiamo messo in comune liberamente ma con responsabilità, con coscienza e riconoscenza. Per il quinto anno consecutivo il nostro bilancio finanziario chiude in attivo. Può esserlo soltanto grazie a chi, generoso e consapevole, ha voluto crescere nel “noi” in Cristo senza approfittare della generosità altrui, ma donando e facendo in prima persona per gli altri e insieme agli altri. Siamo complessivamente sulla strada giusta, e chi pensa che ci pensano gli altri è sulla strada sbagliata, e lo esortiamo ad assumere seriamente una responsabilità nella generosità.

Siccome questa vita è una formazione in vista della vita eterna in cui rinasciamo in Cristo, già in questa vita abbiamo dei segni autentici e importanti della realtà che sarà manifestata. Nella realtà nuova, in cui non ci saranno più lacrime, né morte, né cordoglio, saremo tutti meno “io” e più “noi”. Anzi, ogni “io” sarà completo e perfezionato nel “noi”. E come “noi” vedremo Dio faccia a faccia. La condivisione ci fa crescere in questo cammino e il nostro bilancio ne è uno dei frutti. Non sono solo conti, è ringraziamento, è consapevolezza, è discepolato, è fede. È “noi”.

Sotto questa luce vogliamo leggere il nostro bilancio finanziario, con gratitudine e con speranza per l’avvenire.